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Paragrafo 6 . L'amore.
     
Se  Bene  ed Essere coincidono, il desiderio di conoscere  l'Essere
non  pu che corrispondere al desiderio di possedere il Bene,  cio
all'amore. Anche in questo appare evidente la lontananza di Platone
da  Parmenide: la via della conoscenza proposta dal maestro di Elea
  una  via  diritta  che ci porta alla contemplazione  della  luce
dell'Essere  che appare alla mente immediatamente in tutto  il  suo
splendore; la via di Platone - come abbiamo visto - parte dal  buio
di una caverna, ci fa incontrare le ombre e i riflessi e da essi ci
fa  intuire  l'esistenza della luce, ci fa desiderare la  luce  che
intravediamo  soltanto  nei  suoi  effetti  sulle  cose  (ombre   e
riflessi,  appunto),  ma  di cui non possiamo  godere.  E  amore  
proprio il desiderio di possedere ci che non si ha.
     Platone  dedica all'amore due dei suoi dialoghi pi belli,  il
Fedro e il Simposio o Convito.
     Nel  Simposio Socrate racconta il mito di Amore (ros) che una
volta gli ha narrato la vecchia indovina Diotima.
     Tutte  le  divinit  sono state invitate a  un  banchetto  per
festeggiare la nascita di Afrodite;  stata dimenticata solo  Pena
(Povert,  Mancanza,  Privazione).  La  dimenticanza  forse  non  
casuale  visto che Pena ha quanto meno un aspetto poco  piacevole.
La  da - come era in uso fra i poveri della Grecia - attende fuori
della  porta  che i servitori gettino gli avanzi del banchetto  per
potersene  cibare. A un tratto Pena vede uscire dalla  sala  Pros
(Espediente),  ubriaco di nettare ("il vino non  esisteva  ancora",
commenta Platone), che si inoltra nei giardini di Zeus e sdraiatosi
si  addormenta.  Pena gli si stende a fianco e, approfittando  del
sonno e dell'ubriachezza di Pros, concepisce un figlio con lui. Il
figlio    Amore  (ros)  che cos diventa compagno  e  seguace  di
Afrodite,   per  essere  stato  concepito  nel  giorno  della   sua
nascita.(27)
     Dei genitori ros prende le caratteristiche: povero, scalzo  e
nudo,   rude   come  la  madre;  audace,  coraggioso,   cacciatore,
desideroso  di  conoscere  come il padre. Un  personaggio,  quindi,
ros,  "a  mezza  strada" fra ricchezza e povert, fra  sapienza  e
ignoranza.  La  condizione  ideale -  dice  Platone  -  per  essere
filosofo.
     Gli  di  non  possono essere filosofi perch  posseggono  gi
tutta   la   sapienza.  Nemmeno  gli  ignoranti  possono  diventare
filosofi,  perch ignorando addirittura l'esistenza della saggezza,
non sanno di che cosa sono privi e non la ricercano. Solo chi, come
ros, essendo a met strada, conosce l'esistenza della saggezza  ma
non la possiede, pu ricercarla e raggiungerla.
     Che cosa  amore - si interroga Platone - se non desiderio  di
ci che non si ha e si desidera avere? Amore, in estrema sintesi, 
il  desiderio di possedere il Bene sempre. Amore quindi  la strada
maestra che porta alla conoscenza dell'Essere.
     Se  amore    la via che conduce alla conoscenza, anch'essa  -
come  abbiamo visto nel mito della caverna - deve partire dal mondo
sensibile.  Quindi inizialmente amore  desiderio di  possedere  il
Bello  e il Bene (kals ka agaths, bello e buono, sono nel  mondo
greco classico due termini quasi inseparabili)
     
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     che  percepiamo nel mondo sensibile: il bello e  il  bene  che
vediamo nel corpo della persona amata. Quindi ameremo il bello e il
bene  che  scorgiamo in tutti gli uomini e in tutte le  creature  e
nell'universo,  per  arrivare, infine, ad amare,  a  desiderare  il
Bello e il Bene in s, l'Idea di Bene.
     E'  chiaro che il grado massimo di amore  quello per il  Bene
svincolato  da ogni rapporto con il mondo fisico, ma   altrettanto
chiaro  che questo grado  raggiungibile partendo da molto  pi  in
basso:  il  bello e il bene del mondo sensibile hanno una  funzione
essenziale  per raggiungere la conoscenza. E sia il  Fedro  sia  il
Simposio   mostrano  quanto  Platone  fosse  sensibile   all'"amore
terreno".

